14) Constant. Pensiero ed oppressione.
Benjamin Constant afferma che quando si instaura un sistema
oppressivo (il riferimento implicito  a Napoleone) la societ
intera ne ha un grande danno, le attivit si isteriliscono e gli
uomini d'ingegno si dividono in cortigiani e sovversivi.
B.-H. Constant, de Constant, Dello spirito di conquista e
dell'usurpazione.
L'uomo non ha soltanto bisogno di tranquillit, di industria, di
felicit domestica, di virt private. La natura gli ha dato anche
alcune facolt, se non pi nobili, almeno pi brillanti; e tali
facolt, pi di tutte le altre, sono minacciate dall'arbitrio, che
dopo aver tentato di ridurle al suo servizio, irritato com' dalla
loro resistenza, finisce col soffocarle. Vi sono, dice
Condillac, due specie di barbarie: l'una precede i secoli civili,
l'altra gli succede. La prima, se la mettete a raffronto con la
seconda,  uno stato desiderabile; ma soltanto verso la seconda
l'arbitrio pu oggi ricondurre i popoli; la cui degradazione,
appunto per questo  pi rapida; giacch ci che invilisce gli
uomini non  di non avere una facolt, ma di abdicare a lei.
Suppongo una nazione colta, arricchita dalle opere di parecchie
generazioni studiose, che possegga capolavori d'ogni genere e
abbia compiuto immensi progressi nel campo delle scienze e delle
arti. Se l'autorit mettesse ostacoli alla manifestazione del
pensiero e all'attivit della mente, tale nazione potrebbe vivere
per un po' di tempo sugli antichi capitali, per cos dire, con il
sapere acquisito; ma nulla, nell'ambito delle sue idee, si
rinnoverebbe; il principio riproduttore sarebbe isterilito.
[...].
Il pensiero  il principio d'ogni cosa; si applica all'industria,
all'arte militare, a tutte le scienze, a tutte le arti; produce il
progresso, e poi, analizzando tale progresso, allarga il proprio
orizzonte. Se l'arbitrio vuole limitarlo, la moralit verr ad
essere meno sana, le cognizioni di fatto meno esatte, meno attive
le scienze nel loro sviluppo, meno progredita l'arte militare,
meno ricca di scoperte l'industria.
L'esistenza umana, aggredita nelle sue parti pi nobili, non tarda
a sentire il veleno sin nelle parti pi lontane. Credete di averla
soltanto limitata in una qualche libert superflua, o diminuita di
una qualche pompa inutile, e, invece, la vostra arma avvelenata
l'ha ferita al cuore. Spesso, lo so, ci parlano di una presunta
parabola che la mente umana percorre e che, dicono, riporta, per
una inevitabile fatalit, l'ignoranza dopo il sapere, la barbarie
dopo la civilt. Malauguratamente per questo sistema, il
dispotismo si  sempre introdotto tra l'una e l'altra di tali
epoche; cosicch  difficile non accusarlo di contribuire in parte
a codesta rivoluzione.
La vera causa di queste vicissitudini che si producono nella
storia dei popoli  che l'intelligenza dell'uomo non pu rimanere
stazionaria: se non la fermate, avanza; se la fermate,
indietreggia; se la scoraggiate riguardo alle sue possibilit,
solo debolmente operer ormai su ogni oggetto. E' come se,
indignata di vedersi esclusa dalla sfera che le  propria, volesse
vendicarsi, con un nobile suicidio, dell'umiliazione che le. viene
inflitta.
[...].
Aggiungiamo ora un'ultima considerazione, non priva d'importanza.
L'arbitrio nel colpire il pensiero, ha chiuso all'ingegno la
carriera sua pi bella; ma non pu impedire che uomini d'ingegno
vengano al mondo. Bisogner pure che la loro attivit si eserciti.
Che cosa succeder, allora? Che si divideranno in due categorie:
gli uni, fedeli al destino originario, avverseranno l'autorit;
gli altri si precipiteranno nell'egoismo e asserviranno le proprie
facolt superiori all'accumulazione di tutti i mezzi atti a
procurar piaceri, unico compenso che gli sia stato lasciato. In
tal modo il dispotismo avr diviso in due parti gli uomini
d'ingegno. Gli uni saranno sediziosi, gli altri corrotti: verranno
puniti, ma per un reato inevitabile. Se la loro ambizione avesse
trovato campo libero per le sue speranze e i suoi onorevoli
sforzi, gli uni sarebbero ancora pacifici e gli altri ancora
virtuosi. La strada colpevole l'hanno cercata solamente dopo
essere stati respinti dalle strade naturali che avevano il diritto
di percorrere: e dico che ne avevano il diritto perch il lustro,
la fama, la gloria appartengono alla specie umana: nessuno pu
legittimamente sottrarli ai suoi pari e fare appassir la vita
privandola di ci che la rende splendente.
F. Tonon, Auguste Comte e il problema storico-politico nel
pensiero contemporaneo,
G. D'Anna, Messina-Firenze, 1975, pagine 75-80.
